lunedì 9 maggio 2016

Can I bring you the check? No thanks!

Una delle cose che più mi piace del viaggiare è conoscere le abitudini dei paesi che visito, soprattutto quelle culinarie (con tutti i limiti del caso, avendo io dei gusti piuttosto difficili). Credo che da quello che un popolo mangia si possano capire molte cose. Mangiare all'estero può essere una bella esperienza se... Si conosce la lingua!


Una cosa a cui non avevo mai pensato prima di iniziare a viaggiare all'estero, è quanto possa essere difficile ordinare in un ristorante se non si conosce la lingua. E non parlo tanto dei nomi degli ingredienti, dei cibi, delle descrizioni dei piatti... Intendo tutto quello che ruota intorno.

Tanti tanti anni fa, in Canada mio marito (che ai tempi non conosceva benissimo la lingua) ha risposto "No thanks" al cameriere che ci chiedeva se volevamo il conto. Non vi dico la faccia sbalordita del cameriere. L'episodio ovviamente gli viene dalla sottoscritta  ricordato ogni volta che siamo all'estero e un cameriere gli rivolge la parola.

Con un buon dizionario ci si può salvare, ma ci sono situazioni che se non conosci la lingua non puoi capire. Per esempio: la cameriera americana che ti accoglie e ti parla ininterrottamente per 5 minuti per presentarsi, elencarti i piatti del giorno e dirti infine che per qualsiasi cosa lei è a disposizione. Lei se ne va e tu resti lì a domandarti chissà cosa abbia detto.

Oppure altre in cui vorresti rispondere ma non sai che dire, come quando il cameriere di un pub inglese ti chiede come vuoi la birra, e tu vorresti spiegargli che la vorresti non troppo amara e non troppo alcolica ma non sai come dirglielo, e allora finisci per dirgli il primo nome che vedi sulla spillatrice sperando che Dio te la mandi buona.

Oppure quando quelle 3 cose nel menù proprio non ti ispirano per niente e c'è quell'altra cosa, quel piatto tipico col nome strano, senza nessuna spiegazione perché è tipico, quindi tutti sanno come si cucina. E tu vorresti chiedere cosa c'è dentro, almeno sapere se è carne o pesce, se è caldo o freddo... E magari riesci anche a comporre (dizionario alla mano) una domanda di senso compiuto da fare al cameriere. Ma poi lui ti risponde, ti spiega dettagliatamente gli ingredienti, il tipo di cottura, come viene servito. E tu hai capito 2 parole su 20, e dopo avergli sorriso, decidi che no, è meglio non tentare la sorte. 

Insomma, io credo che per viaggiare conoscere almeno una lingua sia fondamentale (clicca qui). Può salvare davvero tante situazioni, e soprattutto può aiutare a conoscere fino in fondo il paese che si sta visitando, senza perdersi proprio niente.

 E se siete appassionati di cucina come me... Un ottimo modo per mantenere allenata la lingua è quello di portarsi a casa come souvenir di viaggio qualche rivista di cucina!

5 commenti:

Aldabra ha detto...

uh! Ti porterò una rivista di cucina Giapponese! E poi ti voglio vedere ^___^ (Credo che il mio motto sarà: Che Dio me la mandi buona, la pietanza)

Tiziana Fragner ha detto...

ciao Silvia :-)

..hai ragionissimo ..ma qui il problema è un altro: io in vista dell'estate sto tentando di stare un pò a dieta....E TU CI METTI TUTTE QUESTE FOTO CHE MI MANDANO DIRETTA IN CUCINA CON LA "FEBBRE DI QUALCOSA DI BUONO" !!!

GRRRRRRR..... mangio :-D :-D !!!!!

Federica ha detto...

non mi far pensare alla prima volta che sono andata in una pizzeria argentina e mi hanno chiesto che tipo di acqua volevo con la pizza: acqua saporizzata alla pera o alla mela? Avevo il terrore negli occhi!

Batù Simo ha detto...

che poi diciamolo...l'inglese e il francese tutti l'abbiamo studiato a scuola (male perchè in Italia le lingue straniere vengono insegnate spesso in modo lacunoso...) e quindi si intuiscono ma... il tedesco? non si capisce davvero un'h! e l'olandese? e il polacco? proprio zero tabula rasa... se non ci sono le figure sulle quali puntare il dito siamo fregati!
Mio figlio che di lingue ne parla correttamente e fluentemente 4 più un altro paio in modalità "vacanza" non capisce che non capire è un disastro ed è bruttissimo, non si può sempre gesticolare come scimmie..e si scoccia quando deve tradurmi il menù, salta le righe dicendo: tanto questo non ti piace. Ma che ne sai? traduci no? sti figli..
una volta mia madre con amici e amiche in Francia hanno chiesto il conto..peccato che un signore della combriccola invece dire addition, ha tradotto il vocabolo italiano francesizzandolo ed è venuta fuori un'altra cosa..che non posso dire ma lascio intuire..il cameriere è diventato fucsia :-)
però dai..il divertimento all'estero è anche questo :-) guarda loro come mangiano gli spaghetti da noi..

Silvia ha detto...

@aldabra: la rivista di cucina giapponese in effetti mi manca... Ma penso mi limiterei a guardare le foto... Buon viaggio e buon appetito allora!
@tizi: dai resisti, la prova costume si avvicina!
@fede: beh effettivamente abbinare la pizza all'acqua aromatizzata mi sembra il minimo... Mah, questi argentini!
@simo: che poi a volte all'estero traducono i menù così male che capisco meglio se li leggo in inglese piuttosto che in italiano... Comunque è vero, il divertimento all'estero è anche questo !