venerdì 27 gennaio 2012

Non si uccidono così anche i cavalli e le dance marathon

In questi giorni al Teatro due di Parma è in scena lo spettacolo Non si uccidono così anche i cavalli? tratto dall’omonimo romanzo They shoot horses, don’t they? del 1935 e dal quale nel 1969 venne tratto il film di Sidney Pollack. 

Un'immagine dallo spettacolo Non si uccidono così anche i cavalli? 
In scena al Teatro Due di Parma
Lo spettacolo è veramente coinvolgente e prevede la partecipazione sia di attori che ballerini che interagiscono col pubblico seduto sulle gradinate per assistere a un vero “spettacolo nello spettacolo”. Non si uccidono così anche i cavalli? Mette in scena infatti una maratona di ballo nella California anni ’30 (California, anni ’30, ballo: poteva non piacermi?) e racconta, attraverso la maratona, le storie dei vari concorrenti. Le maratone di ballo (dance marathon o Walkathons come venivano chiamate) si diffusero negli Stati Uniti negli anni ’20, e ed ebbero enorme successo anche per tutto il decennio successivo. Ho voluto approfondire l’argomento con qualche ricerca personale, e così è nato questo post a tema. 
Buona lettura!


La storia

Tutto ebbe inizio nel 1923 quando un tale Alma Cummings danzò ininterrottamente per 27 ore, con 6 partner differenti. Da quel momento molto ballerini (professionisti e non ) tentarono di battere il record. Gli organizzatori di eventi sportivi e di spettacoli fiutarono l’occasione di fare soldi facili, e decisero così di regolarizzare questo tipo di maratone, definendo delle regole e soprattutto prevendendo un pubblico pagante. Un premio in denaro avrebbe garantito un gran numero di partecipanti. La maratona divenne così un vero e proprio genere di spettacolo, presentata da un Master of Ceremonies, spesso trasmessa anche per radio, con tanto di musica dal vivo e performance di cantanti, comici, cabarettisti e tutto quanto poteva attirare un pubblico sempre più numeroso. Negli anni ’20 le mratone di ballo si diffusero in tutti gli Stati Uniti e arrivavano concorrenti da tutto il mondo. Ma negli anni ’30 le maratone assunsero un nuovo significato: con la grande depressione molte persone erano rimaste senza lavoro e spesso senza casa. Partecipare a una maratona diventava un’occasione non solo di vincere il premio in palio, ma anche di avere pasti e tetto assicurati per qualche giorno. Le maratone avevano un grande successo di pubblico, ma erano anche parecchio contestate. Nel 1928 per esempio la città di Seattle le proibì dopo il tentato suicidio di una donna che si era piazzata al quinto posto. Tra i contestatori delle maratone c’erano soprattutto i moralisti (per alcune associazioni religiose dei tempi, danzare era considerato un peccato) ma anche i proprietari di teatri che vedevano drasticamente ridursi il numero dei clienti quando le maratone erano nei paraggi. Tutti questi oppositori, uniti all’avvento della 2° guerra mondiale, portarono alla fine degli anni ’30 ad un lento ma inesorabile affievolirsi dell’interesse del pubblico nelle Dance marathon.

Le regole

Ogni maratona aveva le proprie regole. Le maratone potevano durare per delle settimane, quindi ogni attività quotidiana veniva svolta ballando: si leggeva, ci si faceva la barba, si scrivevano lettere, ecc. Le regole erano tanto dure quanto sadiche e inumane: i partecipanti dovevano rimanere continuamente in movimento, e non si poteva toccare a terra con le ginocchia, pena la squalifica. I giudici giravano per la sala (a volte muniti di pattini) per verificare che non venissero commesse infrazioni. Spesso capitava che uno dei due partner si addormentasse: per non venire squalificati si legavano l’un l’altro con delle corde o delle cinture, in modo che il partner sveglio sorreggesse quello addormentato. Era sempre presente un’infermiera per assicurarsi delle condizioni fisiche. Ciononostante in alcuni casi si registrarono dei decessi (quasi sempre infarto) tra i partecipanti. Allo scattare del 46’ di ogni ora suonava una sirena, il che significava che avevano diritto a 15 minuti di pausa. Durante la pausa i concorrenti si ritiravano in appositi spazi separati per uomini e donne, e si cambiavano d’abito, si lavavano, o semplicemente dormivano. In alcuni casi questi luoghi erano ai lati della pista, visibili al pubblico, sottraendo ai concorrenti anche la minima privacy. I pasti venivano serviti su uno speciale tavolo  molto alto dal quale i partecipanti si servivano in piedi, dal momento che non era permesso smettere di ballare nemmeno durante i pasti.

Il pubblico

Come nei reality dei giorni nostri, il pubblico veniva invogliato ad affezionarsi alle coppie, che col passare dei giorni e delle settimane finivano per diventare delle piccole celebrità. Siccome qualsiasi mezzo era lecito pur di guadagnare qualcosa, spesso le coppie in gara vendevano gli autografi al pubblico (il prezzo era di 10 centesimi ca.). Il pubblico poi lanciava monetine in pista, divertendosi a guardare il guazzabuglio delle coppie che si affannavano a raccoglierne il più possibile. Il biglietto per assistere alla maratona costava all’incirca 25 centesimi, e spesso gli spettatori tornavano ad assistere allo spettacolo anche nei giorni successivi. Ad ogni serata arrivavano a partecipare fino a 2.500 persone.

L’organizzazione

L’organizzazione prevedeva la presenza di medici e infermieri che visitavano in concorrenti prima dell’inizio della competizione ed erano presenti in sala per ogni evenienza. Venivano poi ingaggiati cantanti più e meno famosi, ma anche cabarettisti e ballerini professionisti per intrattenere il pubblico nduratne le serate. La musica veniva suonata dal vivo da un’orchestra che era sostituita nelle ore con meno affluenza di pubblico da un grammofono. Per aumentare il pubblico gli organizzatori aggiunsero negli anni regole sempre più sadiche: come intervallare la maratona con corse piuttosto che esibizioni dei concorrenti in prove di canto o di recitazione. Alcune volte gli impresari pagavano coppie di ballerini professionisti per partecipare alle gare, rendendo lo spettacolo ancora più avvincente.
Una parte molto importante in questi “reality antye litteram” avevano poi gli sponsor: delle imprese locali che in cambio della pubblicità si accollavano i costi del catering, o semplicemente facevano indossare ai concorrenti magliette o camicie con il nome della propria impresa.

Una curiosità: in alcune università americane si tengono ancora delle maratone di ballo con lo scopo di raccogloiere fondi per associazioni benefiche. Una delle più famose è una maratona di due giorni che si tiene alla Pennsylvania State University ininterrottamente ogni Febbraio dal 1973.

Per chi volesse approfondire l'argomento:


2 commenti:

Strawberry ha detto...

Fossi a parma lo vedrei...davvero interessante...
cara c'è un premio per te sul mio blog!

Silvia ha detto...

Grazie per il premio! Ho postato il link al tuo post sulla pagina di Banana e Cioccolato su Facebook.