mercoledì 27 luglio 2011

Chi non cucina ci perde in gusto e in denaro....

Col tempo mi rendo conto che sto diventando sempre più esigente. Me ne sono accorta dal cibo. Un po’ difficile la sono sempre stata, ma da quando ho imparato a cucinare sono diventata veramente molto esigente. Ora che mi rendo conto di quanto non sia affatto difficile cucinare bene, quando vado al ristorante pretendo il meglio. Ora che ho imparato a riconoscere i sapori di una verdura congelata da una fresca, e che ho imparato a riconoscere quando una torta è cotta a puntino, non mi accontento più. Ora che ho imparato a fare i tortelli in casa, mi accorgo quando i tortelli che mi portano al ristorante non sono freschi o il ripieno non è ben amalgamato. E appunto perché so quanto non sia complicato preparare un buon piatto di tortelli, mi domando se chi sta in cucina non farebbe meglio a starsene da un'altra parte. Sembrano cose stupide, ma se prima non ci facevo caso, ora non riesco a non notarlo. E’ una sorta di deformazione professionale: come quando guardo un film e mi distraggo dal dialogo perché guardo gli abiti degli attori….
E al supermercato è la stessa cosa: quando vedo i carrelli pieni di cibi precotti e surgelati o, peggio ancora le buste per preparare le torte, mi viene una tristezza… Mi verrebbe voglia di fermare chi spinge il carrello e dire: “Ma lo sai che nel tempo che ci metti a scaldare la busta che hai appena comprato potresti benissimo cucinare lo stesso piatto con cibi freschi? E spenderesti anche meno?”. Il problema è che molta gente non ci prova nemmeno. Ammetto che anch’io tempo fa, appena sposata, compravo le zuppe in lattina, e qualche volta anche i 4 salti in padella. Poi, un po’ per mettermi alla prova e un po’ per curiosità, ho cominciato a preparare una zuppa fatta da me: e mi sono accorta che non era affatto difficile, e che anzi era molto più buona di quella industriale (il percorso del minestrone ammetto che è stato un po’ più lungo e impegnativo, ma alla fine dopo tanti tentativi sono riuscita anche lì). E mi si è aperto un mondo nuovo: ho cominciato a sperimentare ricette facili e meno facili, a provare e riprovare fino a ottenere il risultato che volevo (quante torte poco o troppo cotte!). E il bello è che non si finisce mai di imparare!

P.S. Ovvio che anche nel mio congelatore ci sono un po’ di verdure in busta piuttosto che i bastoncini di merluzzo o le spinacine, ma non sono certo la regola in casa mia. Invece per molte persone purtroppo lo è.
E non sanno che ci perdono in gusto e in denaro….

Il Burning Man di Black Rock City

C’è un luogo, nel deserto del Nevada (esattamente nel Black Rock Desert, 120 miglia a Nord di Reno, in pratica nel bel mezzo del nulla) che si chiama Black Rock City ed esiste solo per una settimana all’anno, quando si tiene il Burning Man. Il Burning Man è stato definito dai suoi ideatori Larry Harvey and Jerry James come
"an annual experiment in temporary community dedicated to radical self-expression and radical self-reliance," (un esperimento annuale in una comunità temporanea dedicata all’auto-espressione radicale e all’auto-fiducia”. 





Sul sito dell’evento (www.burningman.com), la partecipazione viene definita come: 
to be part of an experimental community, which challenges its members to express themselves and rely on themselves to a degree that is not normally encountered in one's day-to-day life” (far parte di una comunità sperimentale che sfida i propri membri a esprimere sè stessi e dipendere su sè stessi verso un livello che non è normalmente incontrato nella vita di tutti i giorni.


Morale: è un gran casino.


Quest’anno l’evento si terrà dal 29 agosto al 5 settembre, e per la prima volta in 25 anni i biglietti (il cui prezzo va dai 210$ ai 360$) sono già esauriti. Il tema di quest’anno sono i Riti di passaggio.
Momento clou del Burning Man è l’ultima sera, quando viene data alle fiamme l’enorme costruzione chiamata appunto Burning Man. Per i primi 4 anni l’evento si è svolto nella Baker Beach di San Francisco, finchè la polizia lo giudicò troppo pericoloso e vietò il raduno che si spostò quindi nel deserto dove si tiene da 19 anni. Ogni anno partecipano ca. 48.000 persone provenienti da tutto il mondo, che per una settimana si accampano in questo “villaggio” portando la loro arte, estro e anche parecchia droga. All’interno del camp non c’è niente, se non quanto si portano da casa i partecipanti: ci sono solamente deli spiazzi dove accamparsi. Non è consentito muoversi con mezzi a motore (sono ammessi solamente quelli considerati installazione artistiche), ma solo a piedi e in bicicletta. Non ci sono negozi e non è possibile vendere o acquistare alcun genere di cose, pertanto chi si appresta a trascorrere lì la settimana o anche solo alcuni giorni (non esiste il biglietto giornaliero perché la politica dell’evento non lo prevede) deve portarsi da casa scorte di viveri e medicinali. Gli unici due generi venduti sono ghiaccio e caffè (bottigliette d’acqua no eh?). Gli organizzatori consigliano a chi si dimenticasse qualcosa di crearsi amicizie con in vicini e di ricorrere al caro e vecchio baratto…. E se proprio proprio siete degli asociali (e qui siete anche fuoriluogo) e non volete ricorrere al baratto, l’organizzazione fornisce un servizio navetta per l’emporio del paese più vicino per la modica cifra di 10$...


Il "Burning Man"
Una precisazione: se intendete partecipare al raduno dell’anno prossimo (i biglietti per quello di quest’anno sono esauriti), sappiate che la vita a Black Rock City si svolge prevalentemente di notte, anche a causa delle alte temperature che si raggiungono di giorno (è in mezzo a un deserto!). L’organizzazione pertanto consiglia a chi ha il sonno leggero di portarsi i tappi per le orecchie (è vero, c’è scritto sul sito!!!).


Per info:


sabato 23 luglio 2011

Una crociera sul Nilo in stile Belle Epoque

Sul numero di Luglio di Marie Claire Masoin ho trovato un interessantissimo articolo sul Steam Ship Sudan, un battello per crociere sul Nilo. Crociera???? Sì, ma non la solita crociera!
Il Steam Ship Sudan è un battello del 1885 appartenuto a re Fouad d’Egitto, ed è stato completamente restaurato mantenendo l’atmosfera Belle Epoque che lo caratterizzava. Adesso capite perché ho trovato l’articolo così interessante?


Già mi ci vedo a navigare sul Nilo, tutta vestita di lino bianco con cappello a falda larga, foulard, comodamente distesa su una sdraio sul terrazzo del ponte superiore a leggere un libro… E poi scendere per visitare qualche paesino, un po’ di piramidi, magari rischiando di essere colpiti da una pietra proprio come in “Assassinio sul Nilo”, risalire a bordo e cenare nel ristorante e poi addormentarmi nella mia cabina completamente arredata in stile belle epoque…. Non sarebbe magnifico tutto ciò?
Il battello ospita 23 cabine di cui 5 suites, e non accetta bambini di età inferiore ai 7 anni (motivo in più per apprezzare questo tipo di crociera!). Giusto per curiosità ho dato un occhio anche ai prezzi (che includono pensione completa, biglietti e guide per le visite, trasferimenti aeroporto/battello e mance al personale) che non sono poi esagerati: per esempio per la settimana del mio compleanno (giusto per fare un esempio….) si va dai 1326 € ai € 1555 a testa per una cabina sul ponte superiore e dai 1176 € ai1405 € sul ponte principale (a questi prezzi va aggiunto il costo dell’aereo).

Beh io un pensierino ce lo sto già facendo….


Il battello

Il salotto

Una delle cabine

venerdì 15 luglio 2011

Una nuova sfida: bigiotteria fatta con carta

Scuriosando su internet oggi ho trovato un interessantissimo blog dove si spiega come fare braccialetti e collanine con la carta. Lo so che la domanda sorge spontanea: come cavolo ti è venuto in mente di fare dei braccialetti/collane con la carta? La risposta non è per niente ovvia ed è frutto di un processo elaborativo molto complesso.
Il tutto è partito dalla Baviera. In questi giorni infatti mi sta balenando l'idea di fare qualche giorno a settembre in Baviera (essendo quest'anno il 125° della morte di Re Ludwig II, cosa di cui ho già parlato in un precedente post, volevo approfittarne per visitare gli altri 2 suoi castelli). Lo so che sono appena tornata, ma è proprio in questi momenti che bisogna partire, prima di impigrirsi nel focolare domestico! Mi sono ricordata che in garage da qualche parte ho uno scatolone in cui tengo tutti i depliant/ritagli di giornale/cartine/mappe e tanto altro che conservo come ricordo dei miei viaggi o come promemoria per quelli che mi piacerebbe fare. Nello scatolone, oltre ad esserci la cartina della Romantic Strasse (che avevo preso 5 anni fa quando avevamo visitato Neuschwanstein e che potrebbe tornarmi utile), c'è anche un sacco di roba di posti dove non andrò mai. Quindi mi sono detta: uno di questi giorni vado in garage, prendo lo scatolone e faccio una bella pulizia. E poi cosa ci faccio con tutta la carta che butto?
Allora mi è venuto in mente che in un film molto bello con Sandra Bullock ("28 giorni") che ho rivisto quest'inverno, lei faceva delle collane con la cartine delle cicche (quelle strette e lunghe, tipo le Brooklyn). Quale modo migliore per riciclare della carta di giornale? 
Quindi mi sono messa alla ricerca di un qualche "tutorial" per fare le collanine. E ho trovato questo interessantissimo sito che prontamente segnalo:
http://1129designorecchinigioielli.blogspot.com

giovedì 14 luglio 2011

Il gattino affettuoso di Zia

Ecco una fotosequenza dell'incontro avvenuto tra me e un gatto (molto affettuoso) nel paesino di Zia.
Notare il crescendo della soddisfazione sul mio volto man mano che il gatto si avvicinava!

Prima si struscia facendosi accarezzare...

.... Poi si finge morto (dal caldo)....

.... Prende confidenza e sale in spalla....

... Cerca una posizione comoda....

.... E infine.... L'apoteosi!
Finalmente il gatto si acciambella pronto per un bel sonnellino!

mercoledì 13 luglio 2011

La comune da Popi

Il nostro alloggio durante la vacanza in Grecia è stato presso lo studio da Popi. Lo studio era gestito dalla Signora Maria che parlava poco l’inglese e pochissimo l’italiano, però era molto simpatica. Una sera mi ha anche regalato un fiore del suo giardino da mettere tra i capelli. Un’altra  sera, dopo una breve conversazione con lei, mi sono accorta che per comunicare avevamo utilizzato 4 lingue diverse: greco, italiano, inglese e francese.
La comune da Popi (come la chiamavo io)  è un edificio abbastanza grande con tante stanze, e in ogni stanza c’è uno studio. Il nostro studio era così arredato: due letti singoli uniti, un piccolo armadio traballante a due ante che non stavano chiuse contemporaneamente (nel senso che se chiudevi una si apriva l’altra), miniscrivania e miniseggiola, mobile cucina a gas/lavello/frigo/dispensa dell’epoca del dopoguerra (nella dispensa c’erano anche degli utensili da cucina che penso non venissero utilizzati dal periodo della dominazione turca), e un appendiabiti a muro. 

Il miniarmadio con il letto e il mini comodino (ce n'era solo uno e me ne sono appropriata io!)

Un po' di cultura: la diversa metodologia di accaparraggio dei clienti da parte dei camerieri greci

Il bello e il brutto dell’andare a cena in un posto turistico greco è che non puoi fare un passo senza essere assalito dai camerieri dei ristoranti che cercano in tutti i modi di accaparrarsi il cliente. Io personalmente ho potuto notare diverse metodologie di accaparraggio:
  • c’è quello che ti guarda e ti fa segno di entrare
  • c’è quello che ti sbatte direttamente il menù in mano
  • c’è quello che ti urla nell’orecchio tutte le specialità della casa
  • c’è quello che ti dice che ti fa liberare un tavolo nel giro di 2 minuti
  • c’è quello che batte le mani per attirare l’attenzione a sé (e ti fa beccare un tramlone)
  • c’è quello che ti vede e prende una seggiola per fartici accomodare
Morale: non si riesce a sfogliare un menù (che generalmente sono esposti su un leggio appena fuori del locale) in santa pace senza essere trascinati a forza nel ristorante. C’è anche da dire che bene o male tutti i ristoranti hanno gli stessi piatti (anche se a volte variano i prezzi).
Noi abbiamo trovato la nostra personale soluzione (ovviamente ci abbiamo messo un po’ per studiarla, per le prime sere ci siamo adattati e alla fine entravamo in un ristorante a caso): alla sera dopo cena, quando i camerieri erano un po’ più rilassati, ci fermavamo a guardare i menù per la sera successiva.
Lo so che sembra assurdo ma era l’unico modo per poter sfogliare un menù e scegliere liberamente dove cenare. La sera successiva poi, una volta entrati nella “zona ristoranti” ci mettevamo in mezzo alla strada e andavamo dritti al ristorante guardando solo fisso nel vuoto davanti a noi (perché se per sbaglio incroci lo sguardo dei camerieri sei fritto: cominciano a urlare e gesticolare come dei matti). Ho anche notato che la sera che ero da sola (quando Luca non è stato bene) nessuno mi ha fermata! Come se una persona non potesse andare a cena da sola (anche se per essere onesta devo dire che avevo un passo piuttosto spedito).
Inutile dire che una volta che il povero turista è stato fatto sedere e ha ordinato, il cameriere greco tende a ignorarlo fino al momento del conto.

Ideal rental: noleggio scooter a gestione familiare!

A Kos abbiamo noleggiato uno scooter per poterci spostare sull’isola. Era un misero cinquantino, che però per noi andava più che bene. Un giorno abbiamo anche avuto la brillante idea di noleggiare un quad (visto che ce l’avevano tutti), ma dopo esserci quasi andati a stampare abbiamo deciso che era meglio riportarlo indietro e per quel giorno farsi dare uno scooter un po’ più grande (visto che oramai avevamo pagato). Luca ci è rimasto molto male, soprattutto per il fatto che in giro c’era un sacco di gente che guidava il quad  (apparentemente) senza grandi problemi. Però con lo scooter grosso si è divertito molto. Il negozio dove abbiamo noleggiato lo scooter si chiama Ideal Rent (ho visto che esiste anche il sito: http://www.idealrental.gr) ed è un negozio a gestione familiare. 
Da quel che ho potuto vedere la famiglia si gestisce i compiti in questo modo:
- La mamma cura la parte amministrativa del negozio (in pratica sta seduta alla cassa)
- Il padre si occupa della direzione e della logistica (preleva i clienti con uno scooter e li porta in negozio e impartisce ordini)
- I due figli smanettoni (di cui uno molto sveglio e uno un po’ meno) fanno tutto il resto. E sembrano anche divertirsi molto! Parlano sia Greco che Italiano (secondo me anche Turco) e i loro termini preferiti (che utilizzano in quasi ogni frase)sono: “no problema”, “aspetta aspetta”, “piano piano”, e “signorita”. “No problema” penso che siano le due parole che ogni Greco come si deve impari durante prima lezione di italiano. Oltre a smanettare e sgommare con gli scooter  fermi nel negozio, i due ragazzi lavano gli scooter e impartiscono lezioni di guida (come hanno fatto con Luca). A me sembra un'ottima spartizione dei compiti (e secondo me quella che sta meglio di tutti è la mamma!).
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