martedì 4 ottobre 2011

Un pensierino per il mio compleanno


Oggi è il mio compleanno, e lo voglio festeggiare pubblicando sul mio blog questo racconto che ho scritto qualche mese fa.
Spero vi piaccia!

Siamo agli sgoccioli: mi faccio gli auguri da sola.... 


La partenza 

“Mamma, dove sono i calzini di spugna?”
“Tu non hai calzini di spugna!”
“Quelli che mi ha regalato la zia…”
“Ah, non lo so, li avrai lasciati da qualche parte. Hai guardato tra i sifoni del termo?”
“Ah ah ah, molto simpatica. Fa lo stesso, me li cerco da sola”
Da quando ho detto a mia mamma che parto, noto in lei una certo “astio” nei miei confronti. Anziché essere felice per me, mi sembra che cerchi di ignorarmi. E la vedo che fa fatica. Perché non è nel suo carattere ignorare la gente, proprio lei che è una gran ficcanaso. E’ contro la sua natura.
Eccola, la sento che si avvicina. Non la vedo, ma so che mi sta portando quei benedetti calzini di spugna. Ci scommetto. Non ce la fa a ignorarmi. E’ più forte di lei.
“Sono questi quelli che cercavi?” mi dice porgendomi i calzini ancora imbustati, con quel tono finto distaccato della serie: “Sono più forte io e non cedo per prima, e se ti porto i calzini è solo perché li ho trovati per caso e ti voglio fare un favore”.

“Eccoli! Sì sono proprio loro. Ma dove li hai trovati?” le dico io ridendo, perché quando la vedo con quella faccia finta seria non riesco a resistere.
“Erano in una borsina in bagno. Al suo posto.” aggiunge continuando con quel tono sarcastico. Ma ormai io la conosco. Beh d’altronde se non la conosco io che sono sua figlia chi può dire di conoscerla? E siccome la conosco, so come prenderla. Lo so che ora è arrabbiata perché parto, ma so anche che appena uscirò dalla porta con la valigia, comincerà a piangere zampillando come una fontana. Quindi per evitare tutto questo, compreso le telefonate intercontinentali con finti bronci a me e alla zia, forse è meglio che ci facciamo una chiacchierata chiarificatrice.
Il che potrebbe sembrare semplice ma non lo è. Una bella chiacchierata tra madre e figlia. Ma voi avete idea di cosa voglia dire cercare di instaurare un dialogo con una mamma iperprotettiva permalosa e testona? Non è che sia così semplice. Sono tre caratteristiche che non vanno d’accordo tra loro. Solo lei riesce a farle coesistere.
Quando le ho detto che sarei partita per l’Africa, c’è mancato poco che si mettesse a piangere. E’ diventata tutta rossa, gli occhi sono diventati lucidi (questa era la parte della madre iperprotettiva) e poi improvvisamente ha contratto la mascella (questa invece era la parte della madre permalosa) e con voce fredda e distaccata mi ha detto: “Va bene. Se questo è quello che vuoi”. Da lì poi sono cominciati i bronci e le mezze frasi (questa era l’ultima parte, e cioè quella della madre testona).
Capite che non è facile?. Poi ho provato a spiegarle:
“Mamma lo sai che anche per me è difficile partire. Però sento che lo devo fare.” E cosa mi ha risposto lei?
“Sì ma proprio in Africa dovevi andare? Non potevi sentire di dover partire, non so, per Roma, per Venezia, per la Spagna? Non potevi andare a Formentera con le tue amiche? Fino in Africa devi andare? E se ti succede qualcosa?”.
“Adesso non cominciamo a portare sfiga eh! Ma cosa mi deve succedere? Sono sana, ho fatto tutte le vaccinazioni, mal che vada mi verranno un po’ di disturbi intestinali! E poi là c’è la zia.”
“Sì ma là non ci sono mica gli ospedali, e se ti fai male?”
“La smetti di portare sfiga?” le dissi ridendo giusto per sdrammatizzare un po’, perché capivo che si stava mettendo male.

“Dai, dammi una mano a fare la valigia” le dico sperando che il fatto di tenere occupate le mani le tenga anche occupata un minimo la mente. 
“Ma pensa te se devo avere una figlia che anziché andare in vacanza con le sue amiche a Formentera come fanno tutte le ragazze della sua età, deve andare in Ghana a fare la volontaria! Te l’avrei pagata io la vacanza a Formentera. Anzi guarda, te ne pagavo due: ti pagavo due settimane di vacanza a Formentera!”
Io lo so che anche se dice così non lo pensa veramente.
Sta cercando di autoconvincersi che Formentera sarebbe stata meglio. Ma non è vero. Io la conosco! E’ impossibile che una madre intelligente come lei preferisca che la figlia vada a Formentera a fare la vita da spiaggia con le amiche, piuttosto che andare in Africa a fare la volontaria. E’ semplicemente impossibile.
Mi sa proprio che ci siamo: ha bisogno di un discorso serio. So già come andrà a finire, volevo evitarlo, ma siamo arrivati al momento. Mi sembra di essere io la madre e lei la figlia. C’è qualcosa che non va in tutta questa storia.

“Ascolta mamma: sai bene che la decisione che ho preso non è stata facile. Però ho avuto quest’opportunità e se non la colgo ora potrebbe non presentarsi mai più. Lo so che sono giovane, che vado in un paese che non è sicuro e tutto il resto. Però là c’è la zia che mi aspetta, non sarò sola. E io non penso che tu preferiresti che tua figlia se ne andasse a Formentera a bere cocktail dalla mattina la sera e ballare in spiaggia tutto il giorno e tutta la notte, piuttosto che fare un mese di volontariato in Africa ad aiutare la gente che soffre. Non ci credo. Ho passato tutta la vita ad ascoltare quello che dicevano gli altri: ho fatto la scuola che voleva il papà, mi sono tagliata i capelli quando erano troppo lunghi e li ho fatti crescere quando erano troppo corti, mi sono messa la gonna quando avrei voluto mettermi i pantaloni, ho passato tutte le estati dai nonni perché avevano bisogno di compagnia anche se per fare compagnia a loro mi annoiavo io, ho mangiato quel tremendo polpettone al tonno che faceva la zia tutte le volte che ci invitava a cena anche se io odio il tonno. Ho fatto tutto questo e non ho mai detto niente.
Ora voglio fare quello che voglio io. Quello che io credo sia giusto. Voglio dare un po’ del mio tempo a chi ne ha bisogno. Voglio rendere felici delle persone. Voglio aiutare chi sta peggio di me. Ho bisogno di tutto questo. Ho bisogno di aprire i miei orizzonti. E sento che questo è il momento giusto. E se tu mi vuoi bene, e so che me ne vuoi, non puoi che essere felice per me.”
Ecco, ce l’ho fatta. L’ho detto tutto d’un fiato senza guardarla negli occhi. Non è stato semplice ma ci sono riuscita. Sono stata bravissima. Sono molto orgogliosa di me stessa. Non è così facile come sembra parlare di queste cose. Certe volte tra madre e figlia è più facile starsene in silenzio che parlare.

Ma… eccola lì! La vedo! Sta arrivando, è lì che sta per scendere… Eccola! Lo sapevo che andava a finire così! E’ scesa la lacrima. E’ andato tutto come da copione. Ora so che ha capito. Non c’è bisogno di altre parole. Ora posso partire tranquilla.

4 commenti:

Luca ha detto...

Prima di fare commenti sul racconto devo farti gli auguri di Buon Compleanno, quindi...
TANTI AUGURI A TE, TANTI AUGURI A TEEEEEEEEE

Complimenti per il racconto, è molto bello !!!!!
Brava continua così

Betta ha detto...

Auguroni di BUON COMPLEANNO!!!!!!!!!!! Spero tu li raccolga in un libretto i tuoi bei racconti!!!! Kisses

Anna ha detto...

Buon compleanno Silvia! Ti voglio bene. (sono in ritardo di un giorno)

Silvia ha detto...

Grazie a tutti siete stati gentilissimi!
E soprattutto complimenti all'Anna Maria che ha dimostrato grandi doti tecnologiche postando un commento! Grande mamma!!!!