lunedì 7 marzo 2011

Evviva le sarte di Chanel!

Ieri pomeriggio, nel mio peregrinare televisivo, mi sono imbattuta in un programma molto interessante (che come sempre accade per i programmi molto interessanti in cui ci si imbatte per caso, stava per finire). Il programma (del quale non so il nome), parlava delle preparazioni per la sfilata Chanel. Ma non era il solito programma che faceva vedere le modelle, il dietro le quinte, lo stilista e le solite cose… Facevano vedere un aspetto molto più bello e che purtroppo spesso è trascurato: come nasce un vestito. Sì perché io, per esempio, io penso che i vestiti vengano direttamente dalla Cina o giù di lì. Insomma, da posti dove la mano d’opera costa poco. D’altrone quando leggo le etichette dei capi che acquisto sono tutte Cina, Turchia, Pakistan o posti simili. E’ anche vero che io non compro capi Chanel, ma ormai con la globalizzazione pensavo che si facesse fare tutto là. Invece no. Ci sono delle signore (Francesi!) che eseguono a casa o nei loro laboratori i lavori che Chanel commissiona per loro. Per esempio c’erano 4/5 signore che facevano un ricamo tipo a tamburo, sembrava quasi un pizzo; era talmente grande che il telaio sul quale era fissato era grande come un tavolo. E poi c’era una signora anziana che applicava delle perline a delle bordature: questa signora diceva che nel periodo precedente le sfilate cuciva ininterrottamente giorno e notte, dormendo sono 2 ore.
Alla fine il ricamo è stato utilizzato per una cappa per un abito da sposa, mentre le bordature sono state applicate a delle giacche.
Quindi la prossima volta che mi ccapiterà di guardare una sfilata, non penserò solo a quanto sono belli (o brutti) gli abiti, ma anche a tutto il lavoro che c’è dietro.

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